
The Wave a CityLife: come si lavora in sicurezza su una copertura a 43°
The Wave a CityLife: come si lavora in sicurezza su una copertura a 43°

CityWave Milano: come sono stati progettati i sistemi anticaduta per lavorare in sicurezza su una copertura a 43°

A Milano, dove sorgeva l’ex Fiera Campionaria, sta per completarsi l’ultimo pezzo dello skyline di CityLife: The Wave, conosciuto anche come CityWave. Firmato dallo studio danese BIG – Bjarke Ingels Group per Generali Real Estate, il progetto è composto da due edifici per uffici e retail, uniti da una canopy a vela lunga fino a 147 metri, sospesa tramite cavi e completamente ricoperta da pannelli fotovoltaici: oltre 11.000 metri quadrati che ne faranno il più grande parco solare urbano di Milano.
È un’opera che si fa notare per l’audacia architettonica. Ma dietro la sua forma fluida e spettacolare si nasconde una sfida tutt’altro che scenografica: come si lavora, in sicurezza, su una copertura inclinata di 43 gradi?
Un quadro normativo sulla sicurezza in piena evoluzione
Non è un dettaglio da poco, soprattutto in un momento in cui la normativa sulla sicurezza nei lavori in quota si sta muovendo rapidamente. Il D.L. 159/2025, convertito nella Legge 198/2025, ha riscritto integralmente l’articolo 115 del D.Lgs. 81/08, quello dedicato ai sistemi di protezione contro le cadute dall’alto. La nuova versione non si limita a ribadire la priorità delle misure collettive (parapetti, reti, impalcati): definisce con maggiore precisione le diverse tipologie di sistemi individuali — trattenuta, posizionamento sul lavoro, accesso mediante funi, arresto caduta — e soprattutto stabilisce che, quando si opera in fune, i sistemi di accesso e posizionamento sono da preferire rispetto ai semplici sistemi di arresto caduta.
È un criterio che valorizza proprio le competenze “da lavoro in fune” e in quota strutturata, e che assume un significato concreto su un cantiere come quello di CityWave, dove le superfici fortemente inclinate rendono inapplicabili le soluzioni standard pensate per coperture piane o a falda lieve.
A questo si aggiunge un contesto sanzionatorio sempre più severo: nel 2026 i minimi delle sanzioni nei cantieri sono raddoppiati, i controlli dell’Ispettorato del Lavoro si sono intensificati e la patente a crediti è stata ulteriormente irrigidita. Sul piano tecnico, restano poi i riferimenti delle norme UNI EN 795 per i dispositivi di ancoraggio, UNI 11578 per gli ancoraggi permanenti su edificio e UNI 11560 per la documentazione e le ispezioni periodiche delle linee vita.
In altre parole: il legislatore chiede oggi soluzioni più mirate, documentate e verificabili. Ed è esattamente quello che è stato fatto sul cantiere di The Wave.
La sfida dei 43 gradi
Lavorare su un piano inclinato di 43 gradi non è come lavorare su una copertura piana, né su una falda a bassa pendenza. A quell’angolo, il rischio di scivolamento e caduta cambia natura: non basta un punto di ancoraggio qualsiasi, e le linee vita orizzontali “tradizionali” non garantiscono lo stesso margine di sicurezza. Serve un sistema pensato specificamente per quella geometria, per quel tipo di lavorazione – in questo caso, la posa del ferro d’armatura e getto di calcestruzzo – e per il contesto di cantiere reale, fatto di tavoli di carpenteria, casseri e strutture provvisorie.
È il problema che si è trovata ad affrontare Idea Mas, l’azienda specializzata in attività di carpenteria in cemento armato su The Wave da quasi tre anni. Per risolverlo, l’azienda non ha adattato soluzioni esistenti: ha progettato e certificato due sistemi anticaduta nuovi, sviluppati insieme agli strutturisti del progetto. Per validarli, è stato costruito un mock-up in scala 1:1 della copertura, su cui i due sistemi sono stati sottoposti a prove statiche e dinamiche.

I due sistemi anticaduta: paletto singolo e linea vita
Il primo sistema è il paletto singolo: punto di ancoraggio puntuale destinato al collegamento dell’operatore tramite dispositivi anticaduta retrattili conformi alla UNI EN 360 o connettori conformi alla UNI EN 362. Il punto di collegamento deve essere posizionato a una distanza massima di 40 cm dalla base del tubolare. Il paletto viene installato sulla putrella in acciaio (“trave Meccano”) mediante fissaggio con bulloni a taglio.
Il secondo è un sistema a linea vita: due paletti consecutivi formano una campata, e ogni campata è dimensionata per supportare un solo operatore. I punti di ancoraggio sono identificati da barre colorate, un accorgimento semplice ma efficace, pensato per eliminare ogni ambiguità sul campo. Le barre rosa, in particolare, indicano agli operatori in modo immediato e visivo qual è il loro punto di aggancio corretto, distinguendo tra la barra inferiore, dedicata alla realizzazione della maglia d’armatura inferiore, e quella superiore, per la maglia superiore.
Sul fronte dell’equipaggiamento personale, sia i carpentieri sia i ferraioli impegnati sulla copertura sono dotati di un’imbracatura specifica per il lavoro su fune e di dispositivi dedicati all’esecuzione delle attività previste. Tra questi figurano il doppio cordino con connettori e i sistemi per l’utilizzo delle funi, come discensori e Goblin, che consentono agli operatori di muoversi in sicurezza sia in orizzontale sia in verticale.
A tale dotazione si aggiunge il sistema di posizionamento Grillon. Nelle aree caratterizzate da una pendenza più contenuta, il doppio cordino è sufficiente a garantire la sicurezza dell’operatore; quando invece la pendenza raggiunge o supera i 43 gradi, diventa indispensabile anche il sistema di posizionamento, che permette di mantenere una posizione stabile durante l’esecuzione delle lavorazioni, migliorando sia la sicurezza sia l’efficacia dell’intervento.
Come racconta l’Ing. Roberto Brambilla, RSPP di Idea Mas nella video intervista: «Abbiamo riprodotto il mock-up in scala 1 a 1 della copertura del CityWave […] per permettere ai lavoratori di lavorare in sicurezza».
Cosa insegna il caso CityWave: un caso di studio per chi si occupa di sicurezza in quota
Il cantiere di The Wave è un esempio concreto di come l’innovazione architettonica imponga, a cascata, innovazione anche nei sistemi di protezione individuale. Non si tratta di applicare una norma generica, ma di progettare una risposta tecnica su misura per una geometria specifica — gli stessi principi, del resto, che la nuova versione dell’art. 115 del D.Lgs. 81/08 chiede di seguire: prima le misure collettive, poi sistemi individuali scelti, documentati e verificati in funzione del rischio reale.
Per chi si forma o forma sulla sicurezza nei lavori in quota — si pensi in particolare ai percorsi per Coordinatori per la sicurezza (CSE, art. 98 D.Lgs. 81/08) e RSPP — casi come questo offrono un terreno utile per ragionare su scenari che, con la diffusione di coperture fotovoltaiche e involucri edilizi sempre più complessi, diventeranno via via più frequenti.
CityWave, in fondo, racconta due storie parallele: quella di un’architettura che ridefinisce lo skyline di Milano, e quella di un laboratorio reale di sicurezza in quota su geometrie estreme e di una sicurezza sul lavoro che, per stare al passo, deve evolvere insieme a essa.
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